Un oceano d'amore


Non scriverò una recensione.
Secondo me Alessandro Baricco ha l'arte di sapere mettere per scritto parole plasmabili sul pensiero di ognuno.
I sentimenti che scaturiscono dalle sue letture sono del tutto personali, tagliate su quello che è l'esperienza, il vissuto, l'aspettativa per il futuro del lettore.

Ognuno pensa a suo modo e ognuno trae dai romanzi di Baricco la propria esperienza.

Mi permetto quindi di riportare qui uno stralcio tratto dalle prime pagine di Oceano Mare.
Una sequenza di righe che ho letto senza fiato, che mi hanno emozionato e che a mio avviso sono una dimostrazione di amore incondizionato.
Pur non esistendo ancora l'oggetto da amare, da queste parole traspare l'espressione dell'amore più puro, quello senza obblighi, senza età e senza pregiudizi.
Almeno, questo è quello che ha dato a me.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate anche voi. 

--------------------------------------- Da Oceano Mare di A. Baricco
Mia adorata,
sono arrivato al mare. Vi risparmio le fatiche e le miserie del viaggio: ciò che conta è che ora sono qui. La locanda è ospitale: semplice, ma ospitale. È sul colmo di una piccola collina, proprio davanti alla spiaggia. La sera si alza la marea e l’acqua arriva fin quasi sotto alla mia finestra. È come stare su una nave. Vi piacerebbe.
Io non sono mai stato su una nave. Domani inizierò i miei studi. Il posto mi sembra ideale. Non mi nascondo la difficoltà dell’impresa, ma Voi sapete - Voi sola, al mondo - quanto io sia determinato a portare a termine l’opera che è stata mia ambizione concepire e intraprendere in un giorno fausto di dodici anni fa. Mi sarà di conforto immaginarvi in salute e in letizia d’animo.
Effettivamente non ci avevo mai pensato prima: ma davvero non sono mai stato su una nave.
Nella solitudine di questo luogo appartato dal mondo, mi accompagna la certezza che non vorrete, nella lontananza, smarrire il ricordo di colui che Vi ama e che sempre rimarrà il Vostro                                                                                           
          Ismael A. Ismael Bartleboom

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo.
Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle
— Ti aspettavo.
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni - i giorni, gli istanti - che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo
— Tu sei matto.
E per sempre lo amerà.
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Federica
per Illumilibro



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